Chi oggi ha meno di trent'anni ritiene, forse non a torto, che occuperà, in prospettiva, una posizione sociale ed economica peggiore rispetto a quella della precedente generazione. Secondo la percezione collettiva, sarà infatti difficile che chi oggi studia o inizia a confrontarsi con il mondo del lavoro possa godere delle medesime certezze e dello stesso tenore di vita degli attuali genitori.
La precarietà nel mondo del lavoro rischia di divenire precarietà esistenziale per un'intera generazione.
É quanto emerge, tra l'altro, dall'indagine sui giovani siciliani di età compresa tra i 16 ed i 29 anni, realizzata dall'Istituto Nazionale di Ricerche Demopolis.
"Guardano al futuro con speranza, ma anche con profonda incertezza e preoccupazione i giovani siciliani - afferma il direttore di Demopolis Pietro Vento -. Pesa, soprattutto tra i laureati, l'assenza di concrete prospettive occupazionali; l'impossibilità, percepita dai più, di poter far valere nella propria terra aspirazioni, sogni e saperi acquisiti".
Finiti gli anni della scuola, cresce lentamente tra i ragazzi siciliani la consapevolezza dello scarto tra aspettative personali e reali opportunità di realizzazione. In troppi restano parcheggiati nelle università, in una formazione professionale spesso inutile, nei master o in lavori per lo più precari, instabili, occasionali, sommersi. La preoccupazione e l'incertezza crescono in modo esponenziale, soprattutto tra universitari e laureati.
Obiettivo imprescindibile, per i giovani intervistati dall'Istituto Demopolis, resta quello di trovare un'occupazione stabile: priorità che ha oggi il sopravvento su ogni altra speranza di realizzazione privata e personale.
Un quarto di chi ha oggi meno di trent'anni prende così in considerazione l'ipotesi di lasciare l'Isola: percentuale che sale al 35% tra gli studenti universitari, spesso costretti, come in passato, a rincorrere altrove i loro sogni.
Solo per un intervistato su due, secondo l'indagine Demopolis, studiare e lavorare con impegno può risultare davvero determinante: in maggioranza, i ragazzi ritengono che non sarà lo studio, ma la rete familiare, di amicizie e conoscenze a influenzare le chances di vita, le reali opzioni di scelta nel mondo del lavoro.
Identità incerta, dunque, quella delle nuove generazioni nell'Isola: la precarietà - in Sicilia come in Italia - sta accorciando l'orizzonte delle strategie personali dei giovani, facendo smarrire loro l'idea stessa del futuro, reso inattuale da un presente infinito e prolungato.



L'indagine, diretta da Pietro Vento con la collaborazione di Giusy Montalbano e Maria Sabrina Titone, è stata realizzata dal 14 al 23 dicembre 2009 - dall'Istituto Nazionale di Ricerche Demopolis in esclusiva per il quotidiano "La Sicilia" - su un campione complessivo di 804 intervistati, rappresentativo dell'universo dei giovani siciliani tra i 16 e i 29 anni, stratificato per sesso, fascia di età, titolo di studi ed area di residenza. Supervisione della rilevazione demoscopica con metodologie CATI-CAWI di Marco E. Tabacchi. Questionario ed analisi dati a cura di Giusy Montalbano. Alla fase di ricerca quali-quantitativa sui giovani siciliani hanno contribuito Alessandra Anaclerio, Rossella Campo, Rino Cavasino, Maria Grazia Cicero, Francesca Gioè, Luana Infantino, Tiziana Restivo, Marilena Rondello e Laura Serretta.