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Una conquista irrinunciabile, anche se in larga parte ancora incompiuta: è questa, oggi, l’opinione prevalente dei cittadini del Mezzogiorno sull’Unità nazionale ottenuta 150 anni fa. I dati della ricerca, diretta da Pietro Vento e realizzata per LIMES dall’Istituto Demopolis su un campione rappresentativo dei cittadini residenti nelle regioni del Sud, rivelano la diffusa convinzione di un’Italia decisamente poco unita sul piano sociale ed economico.
Cresce la preoccupazione dell’opinione pubblica per l’impatto sociale che le misure economiche, approvate con il voto di fiducia in Parlamento, potranno avere sul tenore di vita delle famiglie: sembra pesare, nella valutazione degli italiani, l’assenza di alcune tra le misure più attese: il taglio dei privilegi e degli esorbitanti costi della politica, una patrimoniale sulle grandi ricchezze, ma anche un piano concreto per la crescita economica e l’occupazione giovanile.
 Gli ultimi due anni della vita politica italiana hanno determinato una profonda disaffezione degli elettori verso i partiti e le istituzioni politiche. I dati che emergono dal trend dell’Istituto Demopolis confermano la crescente disaffezione dell’opinione pubblica nei confronti del Governo e del Parlamento.
 Le dimissioni di Silvio Berlusconi dopo il voto parlamentare sulla legge di stabilità sono ritenute opportune dal 75% degli italiani: è il dato che emerge dall’indagine condotta dall’Istituto Nazionale di Ricerche Demopolis, su un campione di oltre mille cittadini, rappresentativo della popolazione italiana, per il programma condotto da Lilli Gruber.
 La conoscenza di Mario Monti tra gli italiani è cresciuta di 24 punti percentuali nelle ultime quattro settimane. E' uno dei dati che emerge da un'indagine condotta dall'Istituto Demopolis per il programma di Rai 3 condotto da Andrea Vianello. Dell'ex Commissario UE si fida la maggioranza assoluta degli italiani, il 78% dei quali ne riconosce la competenza in campo economico e la credibilità acquisita a livello europeo.
 Tra le famiglie italiane cresce la preoccupazione per l’avvenire dei giovani nel nostro Paese. Lo rivela un’indagine condotta dall’Istituto Nazionale di Ricerche Demopolis per il settimanale Famiglia Cristiana. I due terzi degli italiani appaiono convinti, forse non a torto, che chi oggi studia o inizia a confrontarsi con il mondo del lavoro occuperà in futuro una posizione sociale ed economica peggiore rispetto a quella della precedente generazione.
Per gli italiani i fatti emersi dall’inchiesta della Procura di Napoli sulla P4 rappresentano la preoccupante conferma dell’illegalità diffusa in alcuni ambienti politici ed economici del Paese. Il 70% dei cittadini, intervistati da Demopolis per il programma Otto e Mezzo condotto da Lilli Gruber, esprime la propria netta contrarietà a porre dei limiti alle intercettazioni nelle indagini giudiziarie, nella consapevolezza che si tratti di uno strumento fondamentale senza il quale molte inchieste non avrebbero mai visto la luce.
 Il 40% dei cittadini delle 6 più grandi aree metropolitane del Paese ritiene che la qualità complessiva della vita sia peggiorata negli ultimi 5 anni, mentre la percezione di miglioramento resta limitata all’11%. L’Istituto Nazionale di Ricerche Demopolis ha tracciato, attraverso l’ascolto dei residenti, un’agenda delle priorità di chi vive a Roma, Milano, Napoli, Torino, Palermo e Genova.
Il 75% dei giovani siciliani confessa di non avere alcuna idea di quali siano i settori con maggiori spazi occupazionali. Il 58%, alla vigilia del conseguimento del Diploma superiore, appare disorientato e poco informato sul mondo del lavoro e sui percorsi formativi più coerenti con i concreti sbocchi occupazionali nel Sud. Sono questi alcuni dei dati più significativi che emergono da una indagine diretta da Pietro Vento e realizzata dall’Istituto Demopolis.
Quasi 9 italiani su 10 si dichiarano seriamente preoccupati per la crisi finanziaria che vive il nostro Paese e per i sacrifici che, in prospettiva, immaginano di dover affrontare. È uno dei dati più significativi che emerge dall’indagine condotta per Otto e Mezzo dall’Istituto Nazionale di Ricerche Demopolis all’indomani dell’ultimatum dell’Unione Europea al Governo italiano. Il timore per la crisi economica è cresciuto di oltre 30 punti percentuali negli ultimi due anni, passando dal 56% del 2009 al 71% della primavera scorsa, sino all’87% odierno.
Promossi didattica e competenza del corpo docente; strutture, servizi pubblici e mobilità urbana da migliorare per rendere più funzionale la vita universitaria alle falde dell’Etna. Crescono le preoccupazioni dei giovani universitari per il futuro e le prospettive occupazionali dopo la laurea. È molto positivo, nel complesso, il giudizio che deriva dall’indagine “L’Università che Vorrei”, realizzata dall’Istituto Nazionale di Ricerche Demòpolis su un campione di 1.010 intervistati, statisticamente rappresentativo dell’universo degli iscritti all’Ateneo di Catania.
L’86% degli italiani appare oggi decisamente preoccupato per la crisi economica e finanziaria che vive oggi il nostro Paese: un dato mai così elevato negli anni precedenti. Molto negativo è il giudizio dei cittadini sulle recenti manovre del Governo di fronte alla crisi: appena il 19% le valuta positivamente; il 71% le boccia, ritenendo le misure troppo incerte e del tutto insufficienti a rilanciare lo sviluppo del Paese.
Milioni di famiglie temono gli effetti della manovra finanziaria decisa dal Governo. La ricerca dell’Istituto Nazionale di Ricerche Demopolis fotografa nel Paese le difficoltà delle famiglie per “arrivare a fine mese”, tra accortezza negli acquisti per far fronte al costo della vita, propensione all'indebitamento e riduzione del risparmio.
Sia pur senza i significati epici di un tempo, l’Unità d’Italia rappresenta oggi per i cittadini una conquista irrinunciabile; anche se - come afferma quasi un italiano su due - in larga parte ancora incompiuta.
Nonostante le nuove tecnologie della comunicazione abbiano assunto negli ultimi anni un’importanza crescente accanto alla stampa tradizionale ed alla radio, la televisione resta oggi la principale fonte di informazione per i cittadini.
Cresce ampiamente la fruizione di Internet, ma la Rete resta ancora preclusa alla maggioranza dei cittadini.
 La maggioranza assoluta degli italiani dichiara di fidarsi di Mario Monti, anche se la fiducia nel Presidente del Consiglio appare diminuita rispetto ai giorni dell’incarico al Quirinale: si passa dal 61% del 15 novembre al 65%, rilevato nella settimana successiva al primo voto in Parlamento. Poi, probabile conseguenza della manovra economica, una riduzione progressiva della fiducia nel Premier, sino al 54% odierno.
 Il 61% degli italiani ritiene oggi concreto un “rischio Grecia” per l’Italia; il 30% si mostra invece più ottimista, escludendo del tutto tale ipotesi, nella convinzione che l’Italia sia un Paese in difficoltà, ma ancora con molte risorse. È uno dei dati che emerge dal Monitor sull’opinione pubblica dell’Istituto Demopolis, che fotografa un Paese sempre più disorientato ed impaurito.
Il 67% degli italiani auspica un sistema elettorale differente da quello attuale, che contempli almeno la possibilità di tornare a scegliere i parlamentari nel proprio collegio elettorale. Solo un cittadino su cinque si dichiara favorevole al mantenimento dell'attuale sistema con le liste di partito bloccate
L’identikit tracciato dall’Istituto Demopolis rivela una profonda sfiducia dei ragazzi catanesi nelle istituzioni nazionali e locali, nel Parlamento e nei partiti politici. Profonde lacune nella conoscenza delle dinamiche che regolano le istituzioni e la politica in Italia: il 34% degli studenti crede che sia Silvio Berlusconi a ricoprire la funzione di capo dello Stato.

Dopo la fiducia in Parlamento, crescono le aspettative degli italiani nei confronti dell’Esecutivo guidato da Mario Monti. I cittadini sono ben consapevoli che il nuovo Governo chiederà sacrifici: ritenuti oggi accettabili dall’opinione pubblica per far fronte alla crisi, ma solo se all’insegna di una reale equità sociale. Secondo un’indagine realizzata da Demopolis per il programma condotto su LA7 da Lilli Gruber, il 97% degli italiani chiede al nuovo Governo impegni precisi anche sulla riduzione dei costi della politica.
IL 72% dei cittadini si dichiara oggi decisamente contrario ad un ritorno del nostro Paese al nucleare: il disastro di Fukushima ha rafforzato i dubbi e le perplessità degli italiani. Il dato generale di contrarietà, rilevato dall’Istituto Demopolis, si accentua e cresce all’85% nell’ipotesi di un’eventuale localizzazione dell’impianto nella regione di residenza.
Le informazioni riservate della diplomazia statunitense diffuse da WikiLeaks sono ritenute affidabili da oltre i due terzi degli italiani che hanno seguito il caso sui media. È quanto emerge dai risultati da un'indagine realizzata dall'Istituto Nazionale di Ricerche Demopolis su un campione di mille intervistati, rappresentativo della popolazione italiana.
Nonostante altri canali abbiano assunto negli ultimi anni un’importanza crescente accanto alla stampa tradizionale ed alla radio, la televisione resta oggi in Italia la principale fonte di informazione per i cittadini. Addirittura l’unica per un italiano su quattro. La politicizzazione dell’informazione, secondo i cittadini, è passata dal 53% del 2005 al 75% di oggi.
Il 65% di chi in Italia ha meno di 35 anni ha svolto, anche occasionalmente, un’attività lavorativa senza alcuna forma di retribuzione. È uno dei dati più significativi, pubblicato dal settimanale l’Espresso, che emerge dall’Osservatorio dell’Istituto Nazionale di Ricerche Demopolis sui giovani in Italia. Un vissuto che si affianca spesso a lavori per lo più precari, mal pagati, instabili, occasionali, sommersi.
L’opinione pubblica italiana appare divisa sull’opportunità dell’intervento militare in Libia. Se per il 45% Gheddafi andava fermato senza esitazioni per salvaguardare la popolazione civile, quasi un italiano su due ritiene invece che sarebbe stato preferibile utilizzare efficaci strumenti diplomatici e di embargo economico prima di intervenire. È quanto emerge da un’indagine condotta dall’Istituto Nazionale di Ricerche Demopolis per il programma Otto e Mezzo.
Diffusi sono i timori tra la popolazione dell’Isola: il 75% dei cittadini appare convinto che, comunque vada, le conseguenze del conflitto saranno negative per la Sicilia. Il problema più avvertito, anche a causa dell’attuale emergenza a Lampedusa, rimane il modo in cui affrontare l’attuale ondata migratoria. È quanto emerge da un’indagine diretta da Pietro Vento e condotta dall’Istituto Nazionale di Ricerche Demopolis su un campione di oltre mille cittadini, rappresentativo della popolazione residente nell’Isola.

Il 67% dei giovani ritiene che occuperà in futuro, nel nostro Paese, una posizione economica peggiore rispetto a quella della precedente generazione. Per la prima volta dal dopoguerra, in Italia l'ascensore sociale si è arrestato ed ha iniziato la sua fase discendente.Nella percezione collettiva delle nuove generazioni italiane sarà difficile che chi oggi studia o inizia a confrontarsi con il mondo del lavoro possa godere, in prospettiva, delle medesime certezze e dello stesso tenore di vita dei genitori.
Quasi l’80% degli italiani ritiene che la corruzione sia oggi ampiamente diffusa, che poco nel Paese sia cambiato rispetto agli anni di Tangentopoli. Anche per queste ragioni, Il 78% del campione si dichiara contrario alla reintroduzione dell’immunità parlamentare abolita negli anni di Mani Pulite.
I siciliani, da mesi, percepiscono una profonda disattenzione del Governo nazionale verso il Sud, ma avvertono anche – con preoccupazione – una grave stasi nell’azione di governo a livello regionale. In crollo verticale appare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni politiche e nei partiti. E' quanto emerge da una indagine Demopolis per il quotidiano "LA SICILIA".
E’ oggi in crollo verticale in Toscana la fiducia nel Parlamento (23%) e nei partiti nazionali (15%), ritenuti - senza distinzione - incapaci di formulare progetti innovativi e proposte credibili di governo per il futuro del Paese. È quanto emerge dai risultati dell'indagine realizzata dall'Istituto Nazionale di Ricerche Demopolis per il quotidiano "LA NAZIONE".
Il dibattito sull'applicazione del federalismo fiscale, che entra in questi giorni nella sua fase decisiva in Parlamento, divide l'opinione pubblica del Paese. I risultati dell'indagine, condotta per Otto e Mezzo dall'Istituto Nazionale di Ricerche Demopolis, forniscono l'immagine di un Paese spaccato.
Solo il 37% dei cittadini sarebbe favorevole all'istallazione di un sito nella propria regione. Il dato generale di contrarietà si accentua nell'ipotesi di una eventuale costruzione di un sito nell'area di residenza degli intervistati. Meno di un italiano su tre (31%) - secondo l'indagine dell'Istituto Demopolis - accetterebbe che venisse costruita una centrale nucleare nella provincia in cui vive.
Il 53% dei cittadini ritiene che non vi sia oggi nel Paese un reale pericolo per la libertà di stampa: preoccupazione avvertita, invece, da quasi 4 cittadini su 10. Il problema, secondo i dati dell'Osservatorio dell'Istituto Nazionale di Ricerche Demopolis, non è tanto l'esistenza di effettivi limiti alla libertà di espressione, quanto piuttosto la riduzione del grado di fiducia dei cittadini nel sistema dei media.
Più di due italiani su tre sono contrari alla reintroduzione dell'immunità per i rappresentanti del Parlamento nazionale. La maggioranza assoluta dei cittadini non accetta che deputati e senatori possano contare su ulteriori garanzie protettive connesse alla loro funzione istituzionale, analoghe a quelle abolite dopo lo scandalo di Tangentopoli.
La fruizione di Internet cresce in maniera esponenziale; contenuti e servizi fruibili in Rete si moltiplicano. Ma il digital divide esiste ancora.
Oggi, in Italia, il 45% della popolazione con più di 14 anni non accede ad Internet. E' quanto emerge dall'indagine condotta dall'Istituto Nazionale di Ricerche Demopolis sul tema "Vent'anni di Rete".
Si dichiarano soddisfatti della qualità della didattica, ma valutano in modo estremamente negativo strutture e servizi logistici gli studenti delle sedi universitarie di Ragusa e di Siracusa.Le due indagini, condotte dall'Istituto Nazionale di Ricerche Demopolis per conto dell'Università degli Studi di Catania, hanno permesso di delineare un quadro complessivo delle attese degli studenti e di misurare la qualità percepita dei servizi offerti, individuando i principali punti di forza e di debolezza.
Sono giovani e per lo più soddisfatti della condizione
lavorativa in cui attualmente si trovano. In tempi di affanno per il mercato
del lavoro, mentre il Paese e la Regione tentano di arginare una crisi
economica, dilagante in tutti i settori produttivi, i giovani che stanno
crescendo come apprendisti in seno alle aziende siciliane sanno di essere
fortunati. Le loro preoccupazioni si concentrano prevalentemente sul
mantenimento dell'attuale condizione occupazionale.
Italiani nettamente contrari a qualunque ipotesi di privatizzazione della Protezione Civile. È il dato che emerge dal Monitor continuativo sull'opinione pubblica realizzato dall'Istituto Nazionale di Ricerche Demopolis. Il 74% dei cittadini si oppone alla proposta di trasformazione in società per azioni di interesse nazionale. Favorevole risulta appena il 15%, mentre non si esprime poco più di un intervistato su dieci.
Il 92% degli italiani vorrebbe una maggiore informazione sulla qualità del cibo: il rapporto tra alimentazione e salute rappresenta oggi una delle principali preoccupazioni dei cittadini, che si dimostrano sempre più attenti alle tematiche della sicurezza alimentare.
È la Sicilia la meta turistica preferita dai siciliani. È questo uno dei dati più significativi che emerge dalla prima Indagine sul turismo interno realizzata dall'Istituto Nazionale di Ricerche Demopolis. La crisi economica incide. Il 41% ammette di aver ridotto, rispetto al passato, i giorni di vacanza.
C'è voglia di informazione, tra i giovani, in tema di alimentazione e agricoltura. Sia pur con molte contraddizioni, si registra un interesse crescente per il rapporto tra qualità del cibo e salute. In pochissimi, tra gli under 20, cucinano, solo un terzo contribuisce alla scelta dei prodotti che si consumano tra le mura domestiche. È quanto emerge dall'indagine Demopolis sulle dinamiche e le tendenze di consumo alimentare degli studenti di età compresa tra i 13 ed i 19 anni.
Il 46% degli studenti non ricorda il nome del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e un terzo ne confonde il ruolo con quello del Capo del Governo Silvio Berlusconi. Solo il 62% sa che il potere legislativo è esercitato dal Parlamento, appena uno su quattro indica correttamente nel 1948 la data di entrata in vigore della Carta Costituzionale.
Negli ultimi cinque anni il 38% dei siciliani si è recato in un'area archeologica, mentre uno su cinque è entrato in un museo o in una galleria d'arte. Un numero molto più alto, il 46%, ha visitato un palazzo storico o un complesso monumentale. Sono alcuni dei dati emersi dall'indagine, pubblicata nel volume "Sicilia: segni d'arte e pietre di memoria", condotta dall'Istituto Nazionale di Ricerche Demopolis.
Avvertono un crescente bisogno di accettazione all'interno del gruppo di amici ed un desiderio esasperato di tecnologia, per poter comunicare in ogni istante. È l'identikit che emerge dalla ricerca sui ragazzi tra i 13 ed i 19 anni, realizzata dall'Istituto Nazionale di Ricerche Demopolis, in collaborazione con Telefono Azzurro.
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