Vivere da adolescenti in Italia: i risultati dell’indagine dell’Istituto Demopolis
Se un terzo degli under 18 italiani guarda con pessimismo al proprio futuro nell’intero Paese, il dato sale di 10 punti al 43% fra le ragazze ed i ragazzi che dichiarano di vivere in zone complicate ed in deficit di servizi. Quasi 6 su 10 ammettono di temere, quando si trovano fuori casa, di poter essere vittime di violenza, molestie o bullismo.
Sono alcuni dei dati emersi dall’indagine condotta dall’Istituto Demopolis che ha coinvolto più di 1.000 ragazzi italiani, in ampia parte nel mondo della scuola in moltissime città, da Torino a Palermo, da Bari a Roma, Da Milano a Napoli.
Movendo dall’ascolto demoscopico di adolescenti tra i 14 e i 18 anni, che hanno preso parte al sondaggio, la ricerca ha focalizzato la dimensione “contesto residenziale di riferimento” come variabile di lettura del vissuto giovanile, provando a rispondere alla domanda: quali strumenti possono offrire maggiori opportunit?? e benessere agli adolescenti, ovunque vivano in Italia?
La dimensione del contesto urbano in cui si vive pesa parecchio. La ricerca ha evidenziato le differenti opportunità e prospettive degli under 18 nel nostro Paese: le periferie e i quartieri difficili delle città italiane non sottraggono “solo” servizi ed opportunità, ma anche ottimismo e fiducia.
Secondo gli adolescenti intervistati, le città italiane non sono a misura di minori: meno della metà del campione analizzato ritiene che siano adeguati spazi verdi, scuole, strutture per lo sport, trasporti pubblici. Meno del 30% valuta sufficienti la sicurezza urbana, la qualità dell’aria, i servizi sociali. E, fra i ragazzi che dichiarano di vivere in periferie e quartieri difficili, le valutazioni scendono di oltre 10 punti per tutte le variabili analizzate: oltre i 2/3 ritengono inadeguati servizi sociali e sanitari, occasioni per il tempo libero, sicurezza urbana”.
Le diverse analisi, condotte a partire dal 2019, hanno valutato quale motore fondamentale di relazioni e crescita siano le attività extrascolastiche. In generale, in Italia, l’eventualità che i 14-17enni le pratichino non è scontata e risulta talora residuale: il 72% non svolge attività o laboratori musicali, artistici o teatrali; oltre un terzo (35%) non pratica alcuna attività fisica o sportiva, con un dato che cresce fra le ragazze fino al 48%.
Ma la possibilità di praticare attività extrascolastiche nel proprio quartiere di residenza non vale per tutti gli adolescenti allo stesso modo. Nelle zone “difficili”, la dimensione di opportunità dichiarata dai ragazzi residenti crolla di oltre 30 punti, sia per le attività ludiche e culturali che per lo sport.
Eppure, se dovessero scatenare fantasia e desideri su che cosa vorrebbero in più e di meglio nel proprio quartiere di residenza, gli adolescenti rispondono con dichiarazioni di pragmatismo a tratti sorprendenti: serve ripartire dai prerequisiti minimi. Servirebbero luoghi per incontrarsi con gli amici o fare nuove amicizie (44%), ma anche maggiore pulizia (43%) e sicurezza nella propria zona (40%), con dati che si inaspriscono nei quartieri più complessi e nelle periferie delle città italiane.
Vivere al sicuro per gli adolescenti italiani non è infatti scontato. Il 43%, quando si trova fuori casa, teme di poter essere vittima di molestie, violenza o bullismo, con un dato che sale al 59% nei quartieri difficili ed al 63% fra le ragazze italiane nel complesso. Fra i genitori – interrogati a specchio nell’indagine Demopolis-Con i Bambini –, il timore per i figli raggiunge il 77%. Del resto, nella percezione generale della popolazione (46%), gli episodi di violenza fra giovani o da parte di baby gang sono sempre più frequenti.
Le ragioni di contesto, le asperità del momento, avvertite in dimensioni spesso deformate dall’opinione pubblica, in parte motivano una certa dose di materialismo precoce, di inconsapevole individualismo che l’indagine rintraccia nell’ascolto degli adolescenti.
La graduatoria delle “cose importanti” della vita stilata dai ragazzi ne è testimonianza. Credono nella famiglia (78%) e nell’amicizia (72%), come dimensioni centrali dell’esistenza. Ma sul podio delle “cose importanti della vita” fanno salire anche il “benessere psicologico”, lo stare bene con se stessi, a pari merito con l’amore (62%).
E sopra il 40% di citazioni si rintracciano solo dimensioni individuali del vivere molto prossime, nello spazio e nel tempo. Del resto, in una batteria di elementi del benessere adolescenziale misurate da Demopolis (libertà di espressione, autostima, soddisfazione per la propria vita, relazioni) due sono le variabili più compromesse: quasi un quarto dei giovani intervistati dichiara infatti di non essere mai stato – nell’ultimo anno – ottimista verso il futuro, né fiducioso verso gli altri, con un dato che cresce di 10 punti fra i residenti nei quartieri più difficili.
Nelle risultanze dell’indagine, in termini generali, il futuro è la prima ragione di preoccupazione per il 55% degli under 18, ma al secondo posto i ragazzi citano oggi la salute fisica o mentale (37%), un tema che Demopolis ha iniziato ad intercettare fra i più giovani negli anni dell’emergenza Covid e che non tende a perdere centralità. Restano personalissime le altre principali ragioni di preoccupazione dei ragazzi; solo le guerre nel mondo, al sesto posto, con il 32% di citazioni, rappresentano un’angustia di respiro collettivo.
Anche in ragione di una valutazione severa del contesto di vita che esperiscono, i ragazzi intervistati rivelano dosi di pessimismo smodate per l’età, ed in crescita costante. Solo il 35% dichiara di vedere, oggi in Italia, il proprio futuro con ottimismo. Ma il 33% si definisce pessimista, con un dato che sale di 10 punti fra i ragazzi delle periferie e dei quartieri “difficili”, e raggiunge il 73% fra i genitori italiani, che dimostrano di non saper offrire alle nuove generazioni puntelli ed esempi di fiducia cui ispirarsi.
Ma che cosa vorrebbero fare da grandi gli adolescenti che vivono nelle periferie o nei quartieri più difficili? Quasi un quarto sogna di poter divenire medico o di lavorare nelle professioni sanitarie, il 18% vorrebbe divenire influencer o youtuber. Pragmaticamente, in misura significativa, viene citata dall’11% anche l’opzione di poter lavorare nelle forze dell’ordine o di divenire insegnanti o educatori.
Immaginando la loro vita per il futuro, il primo fra i desideri degli adolescenti è in assoluto lo “star bene”: con loro stessi innanzi tutto, afferma il 74%. Ma anche economicamente, dicono quasi 6 su 10. Il 58% aspira alla realizzazione lavorativa ed il 55% si augura per di poter essere in salute.
Scorri la gallery con i dati della ricerca
































