Risultati dei sondaggi Demopolis

Come cambia il consenso: il peso di partiti e coalizioni nel Barometro Politico di maggio dell’Istituto Demopolis

Se si tornasse oggi alle urne per le Elezioni Politiche, Fratelli d’Italia otterrebbe il 28,6%, confermandosi primo partito con un vantaggio di circa 6 punti sul Partito Democratico, attestato al 22,6%. Terzo gradino del podio per il Movimento 5 Stelle al 13%. 

È il peso odierno dei partiti che emerge dal Barometro Politico di maggio dell’Istituto Demopolis, diretto da Pietro Vento. 

Più distanti Forza Italia, con l’8,2%, e la Lega al 7,5%. Stabile Alleanza Verdi Sinistra al 6,4%. Avrebbe il 3,7% Futuro Nazionale, il nuovo partito fondato dal generale Vannacci. Sotto la soglia del 3% Azione ed Italia Viva.

Con un’affluenza al 63%. 

Particolarmente significativo, nell’analisi dell’Istituto Demopolis, risulta il peso delle 2 principali coalizioni, oggi più vicine rispetto ai mesi precedenti e di fatto appaiate.


I partiti del Centro Destra avrebbero il 45%. Il Campo Largo, costituito da PD, M5S, AVS, Più Europa ed IV, I partiti del Centro Destra della maggioranza di Governo (senza Futuro Nazionale) avrebbero il 45,4%. Il Campo Largo otterrebbe il 45,6%. Con due forze politiche, quelle di Vannacci e Calenda, la cui posizione non appare ancora definita. 

La fotografia, scattata dall’Istituto diretto da Pietro Vento, dà il segno di una partita – quella delle future Elezioni Politiche – che si preannuncia decisamente aperta.

Primarie del Campo Largo, partita aperta: sondaggio Demopolis

Si apre il confronto per la scelta del competitor di Giorgia Meloni per Palazzo Chigi alle Elezioni Politiche del 2027

In uno scenario per le Politiche del 2027, il cui esito sembra tornare incerto, assumono un ruolo significativo le Primarie per la scelta del candidato Premier del Campo Largo. Il 53% dell’elettorato progressista le ritiene necessarie. La pensa diversamente il 38%, che preferirebbe una soluzione senza ricorrere ai gazebo.

L’Istituto Demopolis ha misurato l’attuale orientamento degli elettori del Campo Largo: se chiamati a scegliere tra i leader dei 2 principali partiti della coalizione, il 44% propenderebbe per la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein; il 40% sceglierebbe invece il presidente dell’M5S Giuseppe Conte. Il 16% sarebbe indeciso.

Il quadro cambierebbe se tra i candidati alla successione di Giorgia Meloni a Palazzo Chigi ci fosse anche la Sindaca di Genova Silvia Salis. In un’eventuale partita a tre, a prevalere tra gli elettori del Campo Largo con il 35% sarebbe l’ex Premier Giuseppe Conte, che supererebbe di 3 punti Elly Schlein, posizionata in questo scenario al 32%. Silvia Salis otterrebbe invece il 20%.

Si tratta di orientamenti in chiara evoluzione, quando ancora mancano diversi mesi alla scadenza elettorale.

Come cambiano le priorità degli italiani: indagine dell’Istituto Demopolis

Le politiche per l’occupazione e il lavoro che, per oltre 30 anni, sono state al primo posto nell’agenda dei cittadini, conquistano con il 70% il terzo gradino nel podio, superate oggi – nella scala delle priorità degli italiani – dal contenimento dell’inflazione, indicato dall’81%, e dagli investimenti nella sanità citati dal 72%.

“La riduzione del potere d’acquisto familiare ed il crescente costo della vita, aggravati nelle ultime settimane dalle conseguenze della guerra – spiega il direttore di Demopolis Pietro Vento – incidono sul vissuto degli italiani: oggi, per 3 intervistati su 4, l’aspetto più importante dell’occupazione è rappresentato dalla retribuzione e dal trattamento economico: è un dato che scavalca di 12 punti il valore della stabilità e della sicurezza del posto di lavoro, in passato di norma prevalente”.

L’Istituto Demopolis ha analizzato anche le prospettive delle nuove generazioni. La maggioranza assoluta di chi ha oggi meno di 30 anni, e in particolar modo chi studia o inizia a lavorare, guarda con pessimismo e perplessità al proprio futuro occupazionale nel nostro Paese. 4 su 10 si dichiarano invece ottimisti.

Conseguenze della guerra in Iran e Medio Oriente nella percezione degli italiani: il giudizio su Trump

L’83% degli italiani ritiene opportuna la presa di distanze della Premier Giorgia Meloni dalle posizioni di Donald Trump dopo il duro attacco a Papa Leone XIV. L’80% si dichiara preoccupato dall’incremento delle bollette di gas ed energia, più di 3 su 4 dal balzo dei costi dei carburanti e del gasolio in particolare. I timori economici e i costi crescenti di energia e carburanti mettono in discussione nell’opinione pubblica italiana le sanzioni alla Russia su importazione di gas e petrolio.

I pesanti effetti della guerra hanno fatto ulteriormente crollare negli ultimi giorni i giudizi positivi degli italiani su Donald Trump: dal 42% di 15 mesi addietro al 18% di fine marzo sino al 12% odierno. Il presidente statunitense appare oggi inviso anche alla stragrande maggioranza degli elettori di Centro Destra.

L’83% degli italiani, intervistati da Demopolis, ritiene opportuna la recentissima presa di distanze della Premier Giorgia Meloni dalle posizioni di Donald Trump dopo il duro attacco a Papa Leone XIV.

“I problemi economici di famiglie e imprese italiane – spiega il direttore dell’Istituto Demopolis Pietro Vento – sono aggravati dalle conseguenze del conflitto. L’80% si dichiara preoccupato dall’incremento delle bollette di gas ed energia, più di 3 su 4 dal balzo dei costi dei carburanti e del gasolio in particolare. Il 67% osserva gli aumenti della spesa alimentare, temendo una ripresa complessiva dell’inflazione, ma anche una battura d’arresto per l’intera economia nazionale. La maggioranza assoluta – conclude Vento – evidenzia anche il rischio annunciato di carenza dei carburanti per i voli aerei, con il riflesso sui costi di viaggio”.

I seri problemi di approvvigionamento dovuti alla chiusura dello Stretto di Hormuz hanno riaperto il dibattito sull’opportunità di attenuare le sanzioni per tornare ad acquistare gas e petrolio dalla Russia. Con un dilemma tra esigenze economiche e principi geo-politici che divide l’opinione pubblica. Quasi 1 italiano su 2, il 48%, sarebbe favorevole – nell’attuale contesto di necessità – a tornare a rifornirsi di gas e petrolio russi. Di parere diverso il 43%.


Analisi post elettorale dell’Istituto Demopolis: gli effetti della vittoria del No al Referendum secondo gli italiani

Con un balzo dell’affluenza di circa 15 punti nelle ultime 2 settimane, quasi il 60% degli italiani si è recato alle urne domenica e lunedì per esprimersi sul quesito referendario sulla riforma della giustizia.

Molto significativo risulta il trend sull’evoluzione delle tendenze di voto che emerge dalle indagini condotte negli ultimi 3 mesi dall’Istituto Demopolis.


Il No degli italiani alla riforma, che a fine gennaio si attestava al 47%, supera per la prima volta il Sì il 20 febbraio scorso, per rafforzarsi nei primi giorni di marzo, con un’affluenza che restava ancora contenuta. La discesa in campo di Giorgia Meloni e gli ultimi giorni di campagna elettorale hanno convinto circa 8 milioni di indecisi o potenziali astensionisti a recarsi alle urne, consolidando la vittoria del No con oltre il 53% e la conseguente bocciatura della riforma voluta dal Governo.

Nella percezione generale dell’opinione pubblica, a determinare la vittoria del No nella scelta di voto è stato soprattutto il giudizio sul Governo Meloni: ne è convinto il 44%, degli italiani intervistati dall’Istituto Demopolis. Solo per il 40% è risultata centrale la tematica al centro del quesito referendario.

Ma quali sono state le ragioni che hanno indotto la maggioranza assoluta degli italiani a votare No?

Ragione prevalente della scelta è stata per oltre 2 cittadini su 3 l’esigenza di salvaguardare la carta costituzionale e l’indipendenza della magistratura, oltre alla convinzione che la riforma non avrebbe inciso positivamente sui problemi della giustizia nel nostro Paese. Il 60% degli intervistati, votando No, ha inteso però esprimere anche la propria contrarietà al Governo Meloni.

Sicurezza urbana, indagine Demopolis: quasi 1 italiano su 2 si sente poco sicuro nella città in cui vive. E i timori aumentano nelle aree metropolitane

L’80% apprezza il divieto, esteso ai minori, di porto di coltelli

Più di un italiano su due, il 53%, ritiene che la sicurezza nella città in cui vive sia diminuita negli ultimi anni. È il dato che emerge dall’indagine condotta dall’Istituto Demopolis.

Appena il 52% degli intervistati si sente oggi al sicuro nel proprio contesto urbano. Molto più alta, al 70%, risulta invece per i cittadini la sicurezza percepita della propria abitazione.


Sui dati incide la variabile dell’area di residenza: si sentono insicuri 6 italiani su 10 che vivono nelle città ed aree metropolitane; il dato scende al 43% negli altri contesti urbani.

In giorni in cui il tema è di stretta attualità, i risultati del sondaggio Demopolis offrono indicazioni interessanti sulle prospettive dell’opinione pubblica. Quando gli italiani pensano alla sicurezza, la preoccupazione più avvertita è per il 67% quella dell’insicurezza urbana, il timore di poter subire scippi, violenze, furti o aggressioni fuori casa.

Demopolis ha ascoltato l’opinione dei cittadini anche su alcune misure del recentissimo “pacchetto sicurezza”, dopo i più recenti fatti di cronaca: l’80% degli italiani, interpellati da Demopolis, valuta positivamente il divieto, esteso ai minori, di porto di coltelli o strumenti dotati di lama affilata, con la reclusione da 1 a 3 anni e le sanzioni amministrative accessorie, inclusi la sospensione della patente di guida e del passaporto. Dopo il caso di Torino, il 52% condivide il fermo preventivo, al massimo di 12 ore, per persone ritenute pericolose alla vigilia di cortei e manifestazioni.

21 maggio 2026

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