2 anni di sfida al Covid nell’indagine dell’Istituto Demopolis

Si conclude lo stato d’emergenza, ma un’ampia maggioranza degli italiani resta prudente

Con la fine dello stato d’emergenza, dall’1 aprile, saranno progressivamente eliminate le restrizioni per il Covid in vigore negli ultimi 2 anni. Gli italiani guardano con fiducia ai nuovi scenari e all’estate, pur esprimendo per il momento una posizione molto razionale: per il 58% la situazione è oggi meno preoccupante, ma è preferibile restare prudenti. La pensa diversamente un terzo dei cittadini, convinto che il peggio sia passato e che si possa tornare pienamente alla vita di prima.


È quanto emerge dall’indagine condotta dall’Istituto Demopolis, diretto da Pietro Vento.
Analogo appare l’atteggiamento dell’opinione pubblica sulle mascherine: dando ormai per acquisita la fine dell’obbligo all’aperto, il 63% degli italiani ritiene, prudentemente, che sia ancora troppo presto per eliminare definitivamente la mascherina a fine aprile nei luoghi al chiuso, nella convinzione che sarebbe preferibile mantenerla, ad esempio nei trasporti, a scuola o nei supermercati, fino ad una maggiore riduzione dei contagi.


Sono trascorsi oltre 24 mesi dai giorni più bui del lockdown che, dal marzo del 2020, chiuse il Paese per lunghe settimane. “Nel loro bilancio su 2 anni di pandemia – spiega il direttore di Demopolis Pietro Vento – gli italiani non dimenticano gli sforzi di medici e infermieri per far fronte alla pandemia: il 75% promuove i centri vaccinali, 2 su 3 esprimono una valutazione positiva sulle strutture ospedaliere. Bocciata invece la medicina territoriale che è apparsa poco in grado di fronteggiare l’emergenza”.


Da che cosa è dipeso l’alto numero di vittime e ricoveri durante la quarta ondata del Covid? Per il 66% la ragione va ricercata nell’altissima diffusione del virus dovuta alla variante Omicron; per 6 cittadini su 10, secondo l’indagine Demopolis per il programma Otto e Mezzo, le responsabilità vanno attribuite alle carenze di cure domiciliari precoci e allo scarso utilizzo degli anticorpi monoclonali. 1 su 2 immagina che la causa sia stata l’alto numero di cittadini non ancora vaccinati; il 35% lo attribuisce all’allentamento delle misure di distanziamento.


Dopo oltre 2 anni di emergenza, mentre l’attenzione mediatica si è ormai spostata sulla guerra ai confini dell’Europa, gli italiani esprimono alcune preoccupazioni sul servizio sanitario nazionale: l’80% segnala ritardi ed un incremento delle liste d’attesa nelle prestazioni ordinarie; il 62% teme l’indebolimento della risposta sanitaria sulle emergenza non Covid, mentre la maggioranza assoluta dei cittadini intervistati dall’Istituto Demopolis mette in evidenza la riduzione di screening e prevenzione nelle proprie regioni.