Demopolis: le crescenti preoccupazioni economiche degli italiani dopo 50 giorni di guerra tra Russia ed Ucraina

Il nodo “gas ed energia” nell’opinione dei cittadini

Dopo 50 giorni dall’inizio della guerra tra Russia ed Ucraina, mentre i negoziati per la pace appaiono fermi, gli effetti del conflitto iniziano a pesare, in modo rilevante, sulla vita degli italiani. Più di 8 cittadini su 10 si dichiarano preoccupati per l’incremento delle bollette di gas ed energia, il 70% per il costo dei carburanti; 2 su 3 segnalano l’aumento dei prezzi della spesa alimentare e dei beni di prima necessità. Il 56% evidenzia, in termini più generali, la crescita dell’inflazione e la conseguente riduzione del potere d’acquisto familiare.

Sono i dati che emergono dall’indagine condotta nelle ultime 48 ore dall’Istituto Demopolis, diretto da Pietro Vento.
In questo contesto, il Governo Draghi – a partire dall’accordo con l’Algeria – ha avviato un processo di diversificazione dell’import del gas per ridurre la dipendenza dalla Russia. 4 cittadini su 10 giudicano opportuna e necessaria questa scelta, il 48% la ritiene utile anche se insufficiente nel breve periodo.

Nell’ambito delle ulteriori sanzioni alla Russia, si ipotizza infatti, in Europa, una rinuncia all’importazione del gas da Mosca, corrispondente a circa il 40% del fabbisogno italiano odierno. Su questa eventualità, gli italiani – intervistati da Demopolis – risultano estremamente pragmatici: per il 66% bisogna mantenere l’importazione del gas russo fino a quando non saranno attivati canali alternativi di approvvigionamento. Appena un terzo condivide l’ipotesi di bloccarne l’import, accettando il razionamento per famiglie ed imprese.

La quota dei favorevoli all’interruzione delle forniture del gas dalla Russia risulta minoritaria e trasversale anche nella disaggregazione, condotta da Demopolis per il programma Otto e Mezzo, in base alla collocazione politica degli intervistati: favorevole si dichiara il 49% di chi vota il PD e il 33% dei simpatizzanti di Forza Italia; appena un quarto tra chi vota il Movimento 5 Stelle. Ancora più bassa appare la propensione allo stop al gas russo da parte degli elettori di Fratelli d’Italia al 21% e della Lega al 16%.

“Con la guerra – spiega il direttore dell’Istituto Demopolis Pietro Vento – è rapidamente mutato, da gennaio ad oggi, anche il sentiment degli italiani sul futuro economico del Paese: il 53% degli intervistati immagina che la situazione economica tenderà a peggiorare. È un dato che segna un’inversione di tendenza dopo mesi di ottimismo nei quali, con l’attenuazione dell’emergenza Covid, famiglie ed imprese erano tornate a guardare con estrema fiducia al futuro”.


Emblematico il trend dell’Istituto Demopolis sulla percentuale di italiani ottimisti sul futuro economico del Paese: dal 16% del 2020, in pieno lockdown Covid, al 51% dell’estate 2021, sino al 44% del gennaio scorso. Poi, la guerra, ed un nuovo crollo di fiducia: dal 44% di gennaio al 20% di oggi.

Nota informativa: l’indagine è stata realizzata dall’Istituto Demopolis, diretto da Pietro Vento, l’11 e 12 aprile, su un campione stratificato di 1.500 intervistati, rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne per il programma Otto e Mezzo. Supervisione della rilevazione demoscopica di Marco E. Tabacchi. Coordinamento di Pietro Vento, con la collaborazione di Giusy Montalbano e Maria Sabrina Titone. 

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