Sondaggio Demopolis: responsabilità e conseguenze della guerra in Iran e Medio Oriente nella percezione degli italiani

L’83% degli italiani ritiene opportuna la presa di distanze della Premier Giorgia Meloni dalle posizioni di Donald Trump dopo il duro attacco a Papa Leone XIV. 
L’80% si dichiara preoccupato dall’incremento delle bollette di gas ed energia, più di 3 su 4 dal balzo dei costi dei carburanti e del gasolio in particolare
I timori economici e i costi crescenti di energia e carburanti mettono in discussione nell’opinione pubblica italiana le sanzioni alla Russia su importazione di gas e petrolio

La guerra in Iran e in Medio Oriente, con la chiusura dello Stretto di Hormuz e le sue conseguenze economiche, preoccupa in modo crescente l’opinione pubblica. Le principali responsabilità del conflitto sono – per 2 italiani su 3 – del premier israeliano Benjamin Netanyahu e del presidente americano Donald Trump. 4 su 10 indicano le scelte del regime iraniano.

Sono alcuni dei dati che emergono dal sondaggio condotto dall’Istituto Demopolis.

I pesanti effetti della guerra hanno fatto ulteriormente crollare negli ultimi giorni i giudizi positivi degli italiani su Trump: dal 42% di 15 mesi addietro al 18% di fine marzo sino al 12% odierno. Il presidente statunitense appare oggi inviso anche alla stragrande maggioranza degli elettori di Centro Destra.

L’83% degli italiani, intervistati da Demopolis, ritiene opportuna la recentissima presa di distanze della Premier Giorgia Meloni dalle posizioni di Donald Trump dopo il duro attacco a Papa Leone XIV.

“I problemi economici di famiglie e imprese italiane – spiega il direttore dell’Istituto Demopolis Pietro Vento – sono aggravati dalle conseguenze del conflitto. L’80% si dichiara preoccupato dall’incremento delle bollette di gas ed energia, più di 3 su 4 dal balzo dei costi dei carburanti e del gasolio in particolare. Il 67% osserva gli aumenti della spesa alimentare, temendo una ripresa complessiva dell’inflazione, ma anche una battura d’arresto per l’intera economia nazionale. La maggioranza assoluta – conclude Vento – evidenzia anche il rischio annunciato di carenza dei carburanti per i voli aerei, con il riflesso sui costi di viaggio”.

I seri problemi di approvvigionamento dovuti alla chiusura dello Stretto di Hormuz hanno riaperto il dibattito sull’opportunità di attenuare le sanzioni per tornare ad acquistare gas e petrolio dalla Russia. Con un dilemma tra esigenze economiche e principi geo-politici che divide l’opinione pubblica. Quasi 1 italiano su 2, il 48%, sarebbe favorevole – nell’attuale contesto di necessità – a tornare a rifornirsi di gas e petrolio russi. Di parere diverso il 43%.


La scelta – secondo l’analisi di Demopolis – divide trasversalmente gli elettorati dei principali partiti, prescindendo dagli schieramenti: propensi a un parziale ritorno all’acquisto dalla Russia si dichiara oltre il 70% di chi vota Futuro Nazionale e Lega, ma anche il 65% di chi sceglie del Movimento 5 Stelle. La propensione supera il 40% tra gli elettori di AVS e di Fratelli d’Italia, che risultano spaccati tra favorevoli e contrari. La propensione si riduce al 37% tra chi vota Forza Italia e al 35% tra gli elettori del PD.

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